Quanto è cara la vita senza glutine

Dura la vita dei celiaci, in pausa pranzo. I bar che offrono tramezzini o piatti senza glutine si contano sulle dita di una mano, in periferia e anche in centro, le panetterie sono un buco nell’acqua quasi certo e di solo gelato non sopravvive. Portare da casa la schiscetta? Andare ogni volta al super o nei negozi specializzati? Approvvigionarsi in farmacia? Corrompere un gestore simpatico affinché si converta alla causa e poi andare sempre nel suo bar? Mangiare al ristorante o in pizzeria? L’improvvisazione al celiaco è vietata: lui (o lei) deve organizzarsi.

PROBLEMI PER LA SALUTE – «Molti dicono che è una moda e che si può trasgredire senza problemi, visto che non è una malattia. Ma se ti viene diagnosticata con esami del sangue o gastroscopie non la prendi sottogamba. Assumere cibi controindicati può avere conseguenze serie sulla salute», fa presente Elena Sironi che per l’associazione Aic Lombardia segue il progetto «Alimentazione fuori casa». La soluzione sarebbe semplice, «sensibilizzare i gestori e allargare l’offerta» anche perché questo non è un target così di nicchia (secondo gli ultimi dati in regione i celiaci sono 23.800 e i locali ad essi dedicati solo 260, meno di 100 a Milano): «La ristorazione dovrebbe però cambiare mentalità».

COSTI ALTI E POCHE OASI – C’è poi il capitolo prezzi, come raccontiamo sul Corriere Milano di giovedì alle pagine Uso e Consumo: superiori anche del 75% rispetto a quelli dei prodotti comuni e del 40% rispetto ai dietetici – con sconti solo là dove son presenti molte marche, e cioè nei pochi negozi ad hoc. Un paccone di biscotti senza glutine può costare fino a 4,50 euro contro 1,50-2 per quelli normali e 500 grammi di spaghetti possono venire anche 6 euro (alcuni marchi di pasta comune hanno le stesse quantità a 1-1,5 euro). Povero portafogli, insomma. Oltre che povero palato cui giocoforza viene tolto un po’ di sapore (anche se al gusto ci si abitua in fretta) e povera pancia, se in talune pause pranzo si resta a secco. Ma all’estero, nelle grandi città, succede così?

Fonte: Elisabetta Andreis – http://milano.corriere.it/

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